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Google sperimenta servizio ricerca tv

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Google sperimenta servizio ricerca tv

Messaggio Da Reactive

Google e Dish Network, secondo operatore televisivo satellitare americano, stanno lavorando a un servizio di ricerca dei programmi televisivi. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti vicine all'operazione. Secondo quanto scrive il Journal, il servizio - ancora in fase di test - è pensato per dispositivi con decoder tv basati su Android, il sistema operativo del colosso di Mountain View, e permette agli utenti di ricercare contenuti su Dish e altri siti come YouTube per creare una programmazione personalizzata.

L'obiettivo di Google sarebbe quello di legare il nuovo servizio agli annunci pubblicitari in tv in modo da poterli indirizzare a singoli dispositivi in base ai dati dell'utente e quindi offrire spot sempre più mirati e personalizzati. Nel settore Google ha già mosso i primi passi nel 2008, quando la sua piattaforma AdWords lanciò un servizio chiamato Google TV Ads, con cui poter acquistare spazi tv.

FIRENZE, ACCORDO FATTO CON MIBAC PER BIBLIOTECHE - Accordo tra il ministero dei beni culturali italiano e Google per la digitalizzazione di una parte dei volumi conservati nelle due biblioteche nazionali di Roma e Firenze. Presentata domani alla stampa dal ministro dei beni culturali Sandro Bondi insieme con il Presidente, Global Sales Operations and Business Development di Google, Nikesh Arora e il direttore generale valorizzazione del Mibac Mario Resca, l'intesa riguarda per il momento circa un milione di volumi delle biblioteche nazionali di Roma e Firenze, volumi storici pubblicati fino al XIX secolo e quindi non protetti dal diritto d'autore.

Le biblioteche gestite direttamente dal ministero dei beni culturali sono 45 e custodiscono in totale circa 6-7 milioni di libri ai quali vanno aggiunti circa 30 mila tra manoscritti, incunaboli e carte sciolte. A questi si sommano i circa 9 milioni di volumi conservati nelle due biblioteche nazionali. Un vero e proprio tesoro di capolavori -ha spiegato qualche tempo fa Resca anticipando l'intesa- che il ministero sente il dovere di mettere a disposizione di tutto il mondo, "per diffondere la lingua e la cultura italiana e fare in modo che chiunque sia interessato ai nostri capolavori possa avervi accesso, nel rispetto delle leggi sul diritto d'autore". Da qui l'idea di partecipare al progetto Google per la digitalizzazione dei libri con una partnership che il direttore valorizzazione del ministero ha fortemente voluto fin dai primi giorni della sua nomina, ad agosto 2009. "Vediamo l'accordo con Google come un modo importante non solo per preservare e promuovere il ricco patrimonio culturale italiano ma anche per promuovere l'immagine stessa del nostro Paese", spiegò allora. Tra le ragioni della scelta, quella di diffondere nel mondo il patrimonio italiano, ma anche conservarlo: l'alluvione di Firenze, ricorda Resca, provocò la distruzione di tanti testi preziosi, "ora perderemmo ancora quei gioielli ma non il loro contenuto"; terza ragione, promuovere la conoscenza, renderla accessibile a tutti.

Nel mondo sono già una trentina le biblioteche nazionali e universitarie che hanno raggiunto un accordo con Google Books per la digitalizzazione dei propri libri. All'inizio sono state le biblioteche universitarie di Oxford e Harvard, cui si sono unite quelle di Stanford e dell'università del Michigan, oltre alla New York Pubblic Library. Aperta la breccia dell'innovazione, l'elenco ha cominciato ad allungarsi e hanno aderito al progetto la Biblioteca Nazionale Catalana, la Biblioteca pubblica bavarese, la biblioteca nazionale francese. Accese anche le polemiche: contro l'accordo di digitalizzazione realizzato da Google Books sono scesi in campo Microsoft, Yahoo! e Amazon dando vita ad una coalizione insieme all'Internet Archive, associazione no profit di San Francisco che lavora alla realizzazione di una libreria libera di contenuti internet chiamata Open Book Alliance. Tra i contrari all'esportazione in Europa del modello Usa, anche la Federazione degli editori europei, tanto che la commissione Ue ha dato vita nei mesi scorsi ad una serie di audizioni per valutare la possibilità di mettere a punto interventi normativi per adattare le norme del copyright alle esigenze dell'era digitale. Un problema che l'accordo fatto dal ministero italiano dei beni culturali di fatto supera, mettendo in gioco solo le opere più antiche non tutelate da diritto d'autore.


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