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USA: la lotta alla pirateria passa dagli ISP, Internet Service Provider
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USA: la lotta alla pirateria passa dagli ISP, Internet Service Provider
Un'estate davvero calda, ma il clima non c'entra. L'ultima battaglia contro il download illegale giunge dagli Stati Uniti dove, nei giorni scorsi, le major dell'intrattenimento e gli ISP, Internet Service Provder, hanno trovato un accordo per rendere operativo un "copyright alert" (dopo vedremo di cosa di tratta), finalizzato a segnalare all'utente quando il proprio account di accesso al web è utilizzato per scaricare materiale illegale.
L'iniziativa intende passare come una forma di "educazione alla legalità", come appare anche dalle pagine di informationweek. La scelta dei termini, che cercheremo di mantenere fedeli a quelli in lingua originale, dimostra come i promotori siano consapevoli di muoversi sulle uova, essendo coinvolte tematiche in stile web come diritto umano, privacy e altri scottanti elementi.
ISP del calibro di AT&T, Verizon, Comcast, Cablevision e Time Warner Cable si sono accordate con le major della produzione musicale e cinematografica per trovare una soluzione alternativa al pugno di ferro, utilizzato fino ad oggi con scarsissimi risultati e culminante spesso in cause legali con richieste di rimborsi a singoli individui al limite del grottesco.
L'accordo raggiunto prevede l'accesso delle major statunitensi al network sempre USA, con la possibilità di tracciare gli IP degli utenti connessi alle reti P2P. Ravvisata l'infrazione, le major non potranno accedere ai nominativi da collegare agli IP, ma si rivolgeranno invece agli ISP.
A questi spetterà il compito di contattare il proprio cliente, cercando una soluzione che di articolerà in sei "copyright alert", ovvero avvisi in cui si informa il cliente dell'infrazione. Vediamoli uno a uno.
1. L'ISP, in seguito alla segnalazione del detentore del diritto d'autore, segnalerà a mezzo email o altra forma affine che il proprio account è stato utilizzato per scaricare o condividere illegalmente dei contenuti, e che ciò è contro la legge. Insieme alla mail arriveranno anche link diretti per informarsi per bene su rischi collegati alla pirateria, spiegazioni sul perché ciò è illegale e sensibilizzazione alla legalità, con l'esposizione di come è possibile procurarsi gli stessi contenuti legalmente. Una mail che ai più esperti potrà sembrare banale, ma che serve ad esempio a istruire i genitori, spesso titolari dell'account, dell'uso improprio della rete da parte di figli, molto spesso ben più "svegli" di loro col mezzo informatico.
2. Il secondo alert è di fatto identico al primo, al quale non è seguito un cambiamento nell'utilizzo della connessione, ma continua l'operazione di condivisione e/o download di materiale protetto da copyright a cui non si ha diritto.
3. Se anche fin qui tutto viene ignorato da parte dell'utente, l'accordo tiene conto del fatto che l'intestatario possa non aver visto la mail o la comunicazione. Si passa quindi a un meccanismo che richieda l'interazione dell'utente (una finestra pop-up a cui rispondere, pagina di re-indirizzamento alla prima connessione giornaliera e altre forme). In questo modo l'ISP avrà la certezza che qualcuno, meglio se l'intestatario, dall'altra parte del cavo, avrà preso coscienza del problema.
4. Il quarto è di fatto identico al terzo alert. Serve agli ISP per avere conferma ulteriore che il messaggio è arrivato a destinazione.
5. Dopo aver comunicato al cliente del comportamento illegale e aver avuto la certezza che il messaggio è arrivato a destinazione, scatta il quinto alert che prevede delle "mitigation measures", ovvero provvedimenti arginanti o mitiganti (non il massimo, ma ci rifacciamo alla volontà di essere fedeli all'originale). Delle misure, insomma, per arginare il fenomeno dopo aver ampiamente avvisato. L'accordo, in questi casi, prevede misure come possibili limitazioni di banda o re-indirizzamento a una pagina che invita a contattare l'ISP per procedere con la navigazione. La Mitigation Measure è a discrezione dell'ISP e non è obbligatoria. Sarà l'ISP, in base alla gravità della situazione, a scegliere cosa fare.
6. Il sesto alert è anche in questo caso una riproposta del precedente e sarà a discrezione dell'ISP, per come è strutturato l'accordo, decidere se non fare nulla o arrivare, in casi estremi, alle misure più drastiche come il blocco della connettività (cosa possibile già ora).
L'accordo, che ricordiamo essere tale e non ancora vigente, è stato reso noto dopo due anni di lavoro e in seguito a dati pubblicati di recente, che indicano in circa 400.000 posti di lavoro in meno e perdite per 16 miliardi di dollari quelli imputabili alla pirateria.
Stime che possono essere considerate approssimative o esagerate, ma di base le norme allo studio cercano di arginare un fenomeno che ha sicuramente un peso nell'industria. Giusta o non giusta, la nuova linea che giunge da oltreoceano appare almeno più ragionevole di quelle portate avanti in passato, pur aprendo legittimi interrogativi. Come per la nostra AgCom, anche negli USA ci si interroga sul potere dato agli ISP in termini di interruzione del servizio o provvedimenti in casi estremi, decisione che dovrebbe spettare a un giudice.
Nei casi estremi gli ISP potranno comunque passare i dati alle major, che potranno quindi procedere alla "vecchia maniera" passando per le aule dei tribunali per risarcimento danni e altro ancora. Non resta che attendere quindi se tale accordo prenderà la via dell'ufficialità e quando, e se nell'iter vi saranno cambiamenti di nota. L'impressione che se ne trae è che, dopo anni di lotta alla pirateria senza risultati di sorta, si provino ora strade più "accomodanti", che prevedano numerosi avvertimenti e provvedimenti meno limitanti o assurdi come quelli visti in passato.
Sarà inoltre interessante capire se le major si siano poste una domanda importante, ovvero il perché di una pirateria diffusa così massicciamente. Rimangono in ogni caso alcune perplessità, poiché se si guarda con occhio più maligno all'accordo non si può non pensare agli ISP come a un "braccio armato" al soldo delle major. Attendiamo a questo punto reazioni ed eventuali commenti, anche in virtù di maggiori informazioni che non mancheranno ad arrivare.
hwupgrade
L'iniziativa intende passare come una forma di "educazione alla legalità", come appare anche dalle pagine di informationweek. La scelta dei termini, che cercheremo di mantenere fedeli a quelli in lingua originale, dimostra come i promotori siano consapevoli di muoversi sulle uova, essendo coinvolte tematiche in stile web come diritto umano, privacy e altri scottanti elementi.
ISP del calibro di AT&T, Verizon, Comcast, Cablevision e Time Warner Cable si sono accordate con le major della produzione musicale e cinematografica per trovare una soluzione alternativa al pugno di ferro, utilizzato fino ad oggi con scarsissimi risultati e culminante spesso in cause legali con richieste di rimborsi a singoli individui al limite del grottesco.
L'accordo raggiunto prevede l'accesso delle major statunitensi al network sempre USA, con la possibilità di tracciare gli IP degli utenti connessi alle reti P2P. Ravvisata l'infrazione, le major non potranno accedere ai nominativi da collegare agli IP, ma si rivolgeranno invece agli ISP.
A questi spetterà il compito di contattare il proprio cliente, cercando una soluzione che di articolerà in sei "copyright alert", ovvero avvisi in cui si informa il cliente dell'infrazione. Vediamoli uno a uno.
1. L'ISP, in seguito alla segnalazione del detentore del diritto d'autore, segnalerà a mezzo email o altra forma affine che il proprio account è stato utilizzato per scaricare o condividere illegalmente dei contenuti, e che ciò è contro la legge. Insieme alla mail arriveranno anche link diretti per informarsi per bene su rischi collegati alla pirateria, spiegazioni sul perché ciò è illegale e sensibilizzazione alla legalità, con l'esposizione di come è possibile procurarsi gli stessi contenuti legalmente. Una mail che ai più esperti potrà sembrare banale, ma che serve ad esempio a istruire i genitori, spesso titolari dell'account, dell'uso improprio della rete da parte di figli, molto spesso ben più "svegli" di loro col mezzo informatico.
2. Il secondo alert è di fatto identico al primo, al quale non è seguito un cambiamento nell'utilizzo della connessione, ma continua l'operazione di condivisione e/o download di materiale protetto da copyright a cui non si ha diritto.
3. Se anche fin qui tutto viene ignorato da parte dell'utente, l'accordo tiene conto del fatto che l'intestatario possa non aver visto la mail o la comunicazione. Si passa quindi a un meccanismo che richieda l'interazione dell'utente (una finestra pop-up a cui rispondere, pagina di re-indirizzamento alla prima connessione giornaliera e altre forme). In questo modo l'ISP avrà la certezza che qualcuno, meglio se l'intestatario, dall'altra parte del cavo, avrà preso coscienza del problema.
4. Il quarto è di fatto identico al terzo alert. Serve agli ISP per avere conferma ulteriore che il messaggio è arrivato a destinazione.
5. Dopo aver comunicato al cliente del comportamento illegale e aver avuto la certezza che il messaggio è arrivato a destinazione, scatta il quinto alert che prevede delle "mitigation measures", ovvero provvedimenti arginanti o mitiganti (non il massimo, ma ci rifacciamo alla volontà di essere fedeli all'originale). Delle misure, insomma, per arginare il fenomeno dopo aver ampiamente avvisato. L'accordo, in questi casi, prevede misure come possibili limitazioni di banda o re-indirizzamento a una pagina che invita a contattare l'ISP per procedere con la navigazione. La Mitigation Measure è a discrezione dell'ISP e non è obbligatoria. Sarà l'ISP, in base alla gravità della situazione, a scegliere cosa fare.
6. Il sesto alert è anche in questo caso una riproposta del precedente e sarà a discrezione dell'ISP, per come è strutturato l'accordo, decidere se non fare nulla o arrivare, in casi estremi, alle misure più drastiche come il blocco della connettività (cosa possibile già ora).
L'accordo, che ricordiamo essere tale e non ancora vigente, è stato reso noto dopo due anni di lavoro e in seguito a dati pubblicati di recente, che indicano in circa 400.000 posti di lavoro in meno e perdite per 16 miliardi di dollari quelli imputabili alla pirateria.
Stime che possono essere considerate approssimative o esagerate, ma di base le norme allo studio cercano di arginare un fenomeno che ha sicuramente un peso nell'industria. Giusta o non giusta, la nuova linea che giunge da oltreoceano appare almeno più ragionevole di quelle portate avanti in passato, pur aprendo legittimi interrogativi. Come per la nostra AgCom, anche negli USA ci si interroga sul potere dato agli ISP in termini di interruzione del servizio o provvedimenti in casi estremi, decisione che dovrebbe spettare a un giudice.
Nei casi estremi gli ISP potranno comunque passare i dati alle major, che potranno quindi procedere alla "vecchia maniera" passando per le aule dei tribunali per risarcimento danni e altro ancora. Non resta che attendere quindi se tale accordo prenderà la via dell'ufficialità e quando, e se nell'iter vi saranno cambiamenti di nota. L'impressione che se ne trae è che, dopo anni di lotta alla pirateria senza risultati di sorta, si provino ora strade più "accomodanti", che prevedano numerosi avvertimenti e provvedimenti meno limitanti o assurdi come quelli visti in passato.
Sarà inoltre interessante capire se le major si siano poste una domanda importante, ovvero il perché di una pirateria diffusa così massicciamente. Rimangono in ogni caso alcune perplessità, poiché se si guarda con occhio più maligno all'accordo non si può non pensare agli ISP come a un "braccio armato" al soldo delle major. Attendiamo a questo punto reazioni ed eventuali commenti, anche in virtù di maggiori informazioni che non mancheranno ad arrivare.
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