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Melfi, fusti pericolosi aperta un'inchiesta
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Melfi, fusti pericolosi aperta un'inchiesta
di Fabio Amendolara
MELFI - «Rifiuti pericolosi». Non si sa se si tratta di materiale tossico-nocivo o radioattivo. Lo stanno accertando gli investigatori della Guardia di finanza di Potenza che, da qualche mese, stanno portando avanti un’attività di verifica sia sull’area interessata, sia sul tipo di materiale trovato: lastre di eternit, carcasse di auto, batterie esauste, pneumatici, fusti di lubrificanti vuoti e arrugginiti, catalizzatori, marmitte d’auto, tubature in ferro, elettrodomestici. Tra Rionero e Melfi nelle ultime settimane si sono concentrati gli interventi degli agenti delle Fiamme gialle. L’attività investigativa, confermano dal comando provinciale di Potenza, non è ancora ultimata.
L’inchiesta, però, sembra abbia dei contorni molto delicati, forse per le persone coinvolte. Questo spiegherebbe il massimo riserbo usato dagli investigatori. Certo è che nell’area del Vulture è da tempo che gli ambientalisti denunciano «problemi» legati all’inquinamento. E più di una persona sostiene di aver visto i militari della Finanza controllare fusti sospetti. In paese già si parla di «bidoni radioattivi». Ma gli investigatori non confermano. Al momento, però, la notizia non viene neanche smentita.
«Stiamo lavorando», si limitano a dire gli investigatori, senza scendere nel merito delle indagini. L’indagine è partita da contrada Vessinella di Melfi e si è estesa a un’area molto vasta. Lì le Fiamme gialle trovarono una discarica abusiva che era già stata sequestrata nel 2004. Poi, nel 2010, fu sequestrata di nuovo, perché il terreno, che era rimasto in custodia giudiziale ai proprietari era stato compromesso - sostengono gli investigatori - in modo ulteriore. Sui bidoni che un tempo contenevano lubrificanti pare siano in corso speciali accertamenti tecnici. Così come sul materiale ferroso sequestrato dai carabinieri sulla via che porta a Monticchio.
MELFI - «Rifiuti pericolosi». Non si sa se si tratta di materiale tossico-nocivo o radioattivo. Lo stanno accertando gli investigatori della Guardia di finanza di Potenza che, da qualche mese, stanno portando avanti un’attività di verifica sia sull’area interessata, sia sul tipo di materiale trovato: lastre di eternit, carcasse di auto, batterie esauste, pneumatici, fusti di lubrificanti vuoti e arrugginiti, catalizzatori, marmitte d’auto, tubature in ferro, elettrodomestici. Tra Rionero e Melfi nelle ultime settimane si sono concentrati gli interventi degli agenti delle Fiamme gialle. L’attività investigativa, confermano dal comando provinciale di Potenza, non è ancora ultimata.
L’inchiesta, però, sembra abbia dei contorni molto delicati, forse per le persone coinvolte. Questo spiegherebbe il massimo riserbo usato dagli investigatori. Certo è che nell’area del Vulture è da tempo che gli ambientalisti denunciano «problemi» legati all’inquinamento. E più di una persona sostiene di aver visto i militari della Finanza controllare fusti sospetti. In paese già si parla di «bidoni radioattivi». Ma gli investigatori non confermano. Al momento, però, la notizia non viene neanche smentita.
«Stiamo lavorando», si limitano a dire gli investigatori, senza scendere nel merito delle indagini. L’indagine è partita da contrada Vessinella di Melfi e si è estesa a un’area molto vasta. Lì le Fiamme gialle trovarono una discarica abusiva che era già stata sequestrata nel 2004. Poi, nel 2010, fu sequestrata di nuovo, perché il terreno, che era rimasto in custodia giudiziale ai proprietari era stato compromesso - sostengono gli investigatori - in modo ulteriore. Sui bidoni che un tempo contenevano lubrificanti pare siano in corso speciali accertamenti tecnici. Così come sul materiale ferroso sequestrato dai carabinieri sulla via che porta a Monticchio.

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