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Le piramidi delle Mauritius

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Le piramidi delle Mauritius




La prima volta che lessi dell’esistenza delle sette piramidi nella piana di Plaine Magnein a Mauritius rimasi fortemente colpito. Come era possibile che simili strutture a gradoni quasi identiche (per tipologia costruttiva) a quelle siciliane e sarde nonché a quelle delle Canarie fossero state rinvenute in luogo così lontano? Erano frutto di una medesima “cultura madre” ? Ed in tal caso, chi mai avrebbe potuto costruirle seguendo rotte marittime talmente lunghe da riuscire persino a circumnavigare l’Africa? Furono proprio questi interrogativi a spingermi a meditare per lungo tempo un viaggio sull’isola più affascinante delle Mascarene, cercando di far combaciare il nostro viaggio di nozze (mio e di mia moglie Alessandra) con il viaggio che avrebbe potuto fornirmi qualche indizio in più su quelle meravigliose strutture a gradoni, unendo così l’utile al dilettevole. Iniziai così a programmare sia il nostro soggiorno sull’isola sia le tappe ed i luoghi da visitare aiutandomi prevalentemente con internet e con l’inestimabile servizio fornito da Google Earth. Si può dire che fu proprio grazie alle immagini da satellite che cominciai a rendermi conto che sull’isola dei defunti Dodo si nascondeva qualcosa di ben più grande rispetto alle seppur bellissime piramidi di Plaine Magnein.

SINGOLARE ALLINEAMENTO
La prima cosa che mi balzò agli occhi era il particolare allineamento delle tre piramidi che si trovano più vicine all’aeroporto, quelle per intenderci che sitrovano più ad Est. A mio parere (e ne sono sempre più convinto) rappresentano anch’esse come le tre piramidi principali della piana di Giza le stelle della cintura di Orione (costellazione visibile anche dall’isola mauriziana). Ad ogni buon conto, continuando a perlustrare per giorni dal monitor del mio pc la superficie dell’isola mi accorsi subito dell’esistenza a Grand Bois così come su gran parte dell’isola di strane macchie scure e strani tumuli a volte di colore nero a volte ricoperti dalla vegetazione, tuttavia non riuscendo a stabilirne la natura rimandai ogni speculazione al viaggio dello scorso Ottobre.

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ENORMI E LUNGHI MURI
Sempre da satellite mi accorsi dell’esistenza nel sud dell’isola, in particolare a sud di Savannah a pochi metri dal mare, di alcuni enormi muri di pierta che come ho avuto modo di constatare in seguito sono immensi, lunghissimi e probabilmente della stessa epoca delle piramidi. Tuttavia una volta giunto sul posto non sono riuscito a raggiungere tutti i luoghi che avevo individuato dal satellite poiché piuttosto difficili da raggiungere in auto ed anche perché ad un certo punto un signore, dipendente di una grossa multinazionale dello zucchero, ci ha bloccati non consentendoci di proseguire sul nostro cammino e precludendoci l’accesso ad una vasta zona sempre a sud di Savannah. Questi antichi muri la cui larghezza varia da 1,5 a 3 metri circa sono stati in gran parte riutilizzati dagli allevatori locali per custodire gli animali al pascolo ed oggi sono caratterizzati da strutture aggiuntive come cancelli di ferro e legno, filo spinato ed abbeveratoi di cemento. La tecnica costruttiva di questi chilometrici muri (che purtoppo da satellite si vedono poco poiché coperti dalle fronde degli alberi) è la stessa di quella osservata sulle piramidi e sono costituiti delle stesse rocce vulcaniche nere che sono state utilizzate nella costruzione delle suddette piramidi e che si trovano praticamente ovunque sull’isola raccolte in immense cataste.
Sempre da satellite è possibile notare come in alcune zone vi siano delle macchie rettangolari o quadrate sul terreno che a mio parere farebbero supporre l’esistenza in passato di altre piccole piramidi oggi forse completamente rimosse per agevolare il passaggio dei mezzi agricoli sugli immensi appezzamenti di canna da zucchero.

DUE TIPI DI ROCCE
Ma veniamo al dunque. Appena giunto sul sito di Plaine Magnein mi accorsi subito che le piramidi erano abbastanza danneggiate e che si poteva notare un particolare singolare. Queste meravigliose strutture a gradoni furono costruite utilizzando differenti materiali, infatti all’esterno sono tutte ricoperte da roccia vulcanica scura squadrata in blocchi più o meno omogenei mentre all’interno sono caratterizzate da uno o due tipi di roccia biancastra e per lo più caratterizzata da piccoli frammenti grezzi ed in alcuni punti da lastre di altro materiale sempre di colore chiaro.

STRANI FORI
Girando attorno alla prima piramide che incontrammo notai subito una enorme roccia posta alla base della struttura e caratterizzata da tre inequivocabili segni di lavorazione. Si tratta di tre fori perfettamente circolari e molto lisci, profondi almeno una trentina di centimeri e realizzati in modo obliquo. Rimane quindi da stabilire chi li abbia realizzati e quando dato che per ottenere un simile risultato si sarebbe indubbiamente reso necessario l’utilizzo di qualche tipo di trapano ad alta velocità. Ribadisco comunque che non sono in possesso di alcuna prova in grado di dimostrare con certezza che tali fori risalgano all’epoca della costruzione delle piramidi oppure siano stati realizzati in seguito in epoca moderna.

L’ OTTAVA PIRAMIDE?
Poco più avanti accanto a quella che viene comunemente indicata come le quinta piramide del complesso esiste una ulteriore struttura a base quadrata e di forma apprrossimativamente piramidale. La struttura in questione è molto più piccola delle altre sette piramidi ed è praticamente distrutta e ricoperta di vegetazione ma anche in questo caso si nota che è composta da due differenti tipi di roccia (gli stessi delle altre piramidi) e da satellite risulta essere ben squadrata e perfettamente allineata con il lato nord della piramide ad essa vicina. Tutti questi particolari mi inducono a considerarla come una piccola piramide “satellite”, l’ottava del complesso di Plaine Magnein appunto. Non posso invece esprimermi in merito del tumulo circolare alla base del capanno del guardiano che per inteso non sorveglia le piramidi bensì le “preziosissime” canne da zucchero. Devo inoltre aggiungere di essere stato prontamente accolto dal manager della piantagione che educatamente mi ha invitato ad alzare i tacchi.

UN SECONDO ENORME COMPLESSO
Il 18/10/10 vale a dire l’ottavo giorno del nostro soggiorno mauriziano intorno alle 13,00 ora locale ci stavamo recando a visitare la fabbrica del thè di Bois Cherì. Oramai mi ero rassegnato ad incontrare solamente informi cataste di pietre ammassate nei campi, prima dagli schiavi poi dai moderni mezzi agricoli, convincendomi che tutte quelle strane strutture osservate da satellite fossero a questo punto semplici cumuli di pietre e niente più. Fortunatamente mi sbagliavo. Guardando distrattamente fuori dal finestrino del Pick-up che ci stava accompagnando i miei increduli occhi scorsero ad un tratto una silouette piuttosto famigliare e con un sobbalzo presi ad urlare per la sorpresa provocando un attacco di cuore ai miei compagni di viaggio del tutto rilassati sui propri sedili. Avevo appena scoperto un immenso complesso di piccole piramidi di cui forse nessuno sapeva niente, a parte ovviamente gli apatici contadini locali. Il complesso in questione è davvero enorme sia per l’estensione, sia per il numero di strutture piramidali che lo compongono. Il sito di Grand Bois si estende per chilometri tutto attorno all’omonimo paesino sia a Nord che a Sud, sia ad Est che ad Ovest e sicuramente molte di queste strutture a gradoni sono state in passato demolite per far spazio ai seminativi e a nuovi edifici, spesso costruiti appunto con tali pietre già abbastanza squadrate e quindi pronte all’uso. Le piramidi di Gran Bois sono mediamente più piccole di quelle di Plaine Magnein e probabilmente se fossimo passati in un altro periodo con le canne da zucchero alte 5 metri non le avremmo nemmeno potute distinguere. Sono strutture a gradoni realizzate con le stesse tecniche costruttive delle altre sette e sempre costituite da due tipologie di rocce. A mio parere sarebbe importante riuscire a mapparle tutte con precisione al fine di poterle censire e numerare ed al fine di poter controllare se la loro disposizione serva a rappresentare sul terreno qualche costellazione come in altri luoghi del pianeta. Inoltre, come nella lontana Teotihuacan ad est di Grand Bois si sviluppa un complesso lineare di piramidi con al centro una strada simile alla più famosa “Strada dei morti” messicana e questo non può che stimolare la mia curiosità nel tracciare similitudini nemmeno così assurde. Nel totale il sito archeologico di Grand Bois conta almeno una cinquantina di piramidi a gradoni e rappresenta a mio avviso una delle più importanti scoperte archeologiche dell’anno.

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via nibiru2012

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