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Basilicata «magica» Tra riti e superstizioni
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Basilicata «magica» Tra riti e superstizioni
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Ecco la Basilicata della superstizione, di luoghi ritenuti «magici», di reperti storici che la gente associa al paranormale, intrecciando spunti di cristianesimo a credenze pagane. Sono tanti gli esempi di inspiegabili fenomeni, soprattutto di natura, per così dire, morfologica, che magari sfuggono all’occhio distratto del lucano. Ci proviamo noi della Gazzetta a ricapitolare alcune delle tracce che catalizzano l’interesse degli appassionati del mistero.
Un posto di primo piano spetta alla Rocca del Cappello ad Albano di Lucania. Navigando su internet abbiamo intercettato informazioni e istantanee di «Albano di Lucania official website». È davvero un posto inquietante: si trova di fronte alle Dolomiti lucane e domina il fiume Basento. È un monolito alto più di dieci metri sulla cui sommità è poggiato un masso enorme dalla forma di cappello dal quale prende il nome.
Sullo stesso monolito è stata ricavata una panchina chiamata «Seggia del Diavolo». Si ipotizza che qui si svolgevano antichi culti in onore di Iside, dea egizia portatrice di compassione e speranza. Lungo il sentiero che porta alla roccia vi sono cinque coppie di vasche, i cosiddetti «Palmenti». Queste vasche servivano a favorire la decantazione dell'acqua lustrale come le vasche presso i santuari egizi. Infatti faceva parte dei riti in onore delle divinità astrali bagnarsi con l'acqua di stelle, un'acqua ferma che fosse stata tutta la notte sotto le stelle durante il novilunio dei Pesci, l'unico in cui la luna è totalmente nascosta dal sole. Era un bagno purificatore di buon auspicio per l'inizio di un nuovo anno.
Spostandoci a Lagopesole è inevitabile soffermarsi a guardare il castello federiciano. Un particolare su cui aleggia una leggenda: sul torrione vi è un ingresso posto a 4 metri di altezza che sembra una gigantesca finestra. Vi sono ai lati due mensole con teste umane: a destra vi è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre a sinistra viene rappresentato lo stesso Imperatore, provvisto di corona, lunghi capelli e orecchie d'asino. Simbolicamente queste orecchie esagerate dovrebbero rappresentare il potere del Sovrano di ascoltare tutto e tutti, ma vi è una leggenda che è ad esse legata che è identica a quella del Re Mida.
La leggenda narra che Federico I Barbarossa venne colpito in vecchiaia da una malattia congenita che gli deformò le orecchie. Per questo motivo era solito portare sempre capelli lunghi. Vita dura per i barbieri dell’epoca. Una volta scoperto il segreto, l'ossessione dell'Imperatore che venisse raccontato era forte a tal punto da aver escogitato una trappola nella quale faceva incappare tutti i barbieri nonostante avessero giurato terrorizzati di mantenere il silenzio. Venivano infatti indirizzati in un lungo corridoio al termine del quale cadevano inevitabilmente in un trabocchetto. Ma un giorno, per una curiosa fatalità, un giovane barbiere riuscì a fuggire dal trabocchetto. Federico colpito dall'evento gli donò salva la vita a condizione però che non avesse raccontato nulla al di fuori delle mura del castello. Ma la tentazione era talmente forte che un giorno corse lontano da Lagopesole raggiungendo un luogo isolato, scavò una buca profonda e vi gridò con tutto il fiato che aveva in gola: «Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinàaaaa…!». Ma dopo un po’ di tempo in quello stesso luogo iniziarono a germogliare delle canne che, quando venivano mosse dal vento, sembravano dire «Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinàaaaa…».
Ecco la Basilicata della superstizione, di luoghi ritenuti «magici», di reperti storici che la gente associa al paranormale, intrecciando spunti di cristianesimo a credenze pagane. Sono tanti gli esempi di inspiegabili fenomeni, soprattutto di natura, per così dire, morfologica, che magari sfuggono all’occhio distratto del lucano. Ci proviamo noi della Gazzetta a ricapitolare alcune delle tracce che catalizzano l’interesse degli appassionati del mistero.
Un posto di primo piano spetta alla Rocca del Cappello ad Albano di Lucania. Navigando su internet abbiamo intercettato informazioni e istantanee di «Albano di Lucania official website». È davvero un posto inquietante: si trova di fronte alle Dolomiti lucane e domina il fiume Basento. È un monolito alto più di dieci metri sulla cui sommità è poggiato un masso enorme dalla forma di cappello dal quale prende il nome.
Sullo stesso monolito è stata ricavata una panchina chiamata «Seggia del Diavolo». Si ipotizza che qui si svolgevano antichi culti in onore di Iside, dea egizia portatrice di compassione e speranza. Lungo il sentiero che porta alla roccia vi sono cinque coppie di vasche, i cosiddetti «Palmenti». Queste vasche servivano a favorire la decantazione dell'acqua lustrale come le vasche presso i santuari egizi. Infatti faceva parte dei riti in onore delle divinità astrali bagnarsi con l'acqua di stelle, un'acqua ferma che fosse stata tutta la notte sotto le stelle durante il novilunio dei Pesci, l'unico in cui la luna è totalmente nascosta dal sole. Era un bagno purificatore di buon auspicio per l'inizio di un nuovo anno.
Spostandoci a Lagopesole è inevitabile soffermarsi a guardare il castello federiciano. Un particolare su cui aleggia una leggenda: sul torrione vi è un ingresso posto a 4 metri di altezza che sembra una gigantesca finestra. Vi sono ai lati due mensole con teste umane: a destra vi è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre a sinistra viene rappresentato lo stesso Imperatore, provvisto di corona, lunghi capelli e orecchie d'asino. Simbolicamente queste orecchie esagerate dovrebbero rappresentare il potere del Sovrano di ascoltare tutto e tutti, ma vi è una leggenda che è ad esse legata che è identica a quella del Re Mida.
La leggenda narra che Federico I Barbarossa venne colpito in vecchiaia da una malattia congenita che gli deformò le orecchie. Per questo motivo era solito portare sempre capelli lunghi. Vita dura per i barbieri dell’epoca. Una volta scoperto il segreto, l'ossessione dell'Imperatore che venisse raccontato era forte a tal punto da aver escogitato una trappola nella quale faceva incappare tutti i barbieri nonostante avessero giurato terrorizzati di mantenere il silenzio. Venivano infatti indirizzati in un lungo corridoio al termine del quale cadevano inevitabilmente in un trabocchetto. Ma un giorno, per una curiosa fatalità, un giovane barbiere riuscì a fuggire dal trabocchetto. Federico colpito dall'evento gli donò salva la vita a condizione però che non avesse raccontato nulla al di fuori delle mura del castello. Ma la tentazione era talmente forte che un giorno corse lontano da Lagopesole raggiungendo un luogo isolato, scavò una buca profonda e vi gridò con tutto il fiato che aveva in gola: «Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinàaaaa…!». Ma dopo un po’ di tempo in quello stesso luogo iniziarono a germogliare delle canne che, quando venivano mosse dal vento, sembravano dire «Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinàaaaa…».

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