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Corona, le motivazioni della condanna
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040310
Corona, le motivazioni della condanna
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine][Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] alt="" /> Secondo i giudici di Milano, che hanno condannato Fabrizio Corona a tre anni e otto mesi, il 'fotoricatto' compiuto al calciatore Adriano è "senz'altro il fatto più odioso" tra quelli da lui commessi. I magistrati, nelle motivazioni della sentenza appena depositata, parlano di "trattative" con "valenza intimidatoria". Concesse le attenuanti generiche perché, pur essendo volgare, la pratica del ritiro delle foto è diffusa nell'ambiente del "gossip".
"Tutte le risultanze processuali non possono che portare alla conclusione che Fabrizio Corona ha commesso il reato di estorsione e che quello che vede come persona offesa il calciatore Adriano è senz'altro il fatto più odioso tra quelli qui trattati". Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano per spiegare i motivi per cui il 10 dicembre condannarono Fabrizio Corona a 3 anni e 8 mesi per una serie di episodi di foto estorsione ai danni di vip del mondo dello sport e dello spettacolo.
"Corona ha cercato di sostenere di essere animato dalla volontà di fare un favore ad Adriano e all'Inter di cui è tifoso da sempre. Tale argomentazione non ha alcun fondamento. L'ingiusto profitto è come sempre in re ipsa, la prospettazione della diffusione di immagini facilmente manipolabili e presentabili come lesive della reputazione del soggetto ritratto è idonea a integrare la minaccia" scrivono i giudici.
Corona merita le attenuanti generiche
Nonostante la "volgarita'" manifestata da Fabrizio Corona nel corso del processo, ha meritato comunque le attenuanti generiche. "Questo Tribunale - si legge in sentenza - non è chiamato a giudicare le modalità, spesso volgari, con cui l'imputato si è espresso durante il giudizio, gli atteggiamenti esibizionistici, le intemperanze, l'uso del processo a scopi pubblicitari, ma ciò che in senso stretto fa parte della condotta processuale". E Corona, scrivono i giudici, "non si è sottratto al dibattimento, ha risposto a tutte le domande rivoltegli non solo dalla difesa, ma anche dal pm e dai giudici, fornendo si' una propria versione dei fatti ma anche molti dettagli che sono serviti a completare ogni singola vicenda".
Ritiro foto è pratica diffusa
La modalità del ritiro di immagini non è stata una "prerogativa" di Corona. "Il presente processo - si legge in sentenza - ha fatto conoscere, anche ai non addetti ai lavori, uno spaccato del mondo del gossip giornalistico e, in particolare, le modalità con cui personaggi noti vengono colti dai fotografi in momenti di vita quotidiana e il mercato successivo che tali fotografie hanno nelle agenzie fotografiche e nelle redazioni dei giornalisti e anche il diverso utilizzo che delle stesse si puo' fare, concludendo la loro compravendita non tra il fotografo o l'agenzia fotografica e la rivista, ma tra uno dei primi due e il fotografo. Questa seconda modalita' di utilizzo delle fotografie è emersa - sottolineano i giudici - se non come prassi diffusa almeno come fatto non insolito, non certo limitato all'agenzia del Corona e agli episodi in contestazione".
"Tutte le risultanze processuali non possono che portare alla conclusione che Fabrizio Corona ha commesso il reato di estorsione e che quello che vede come persona offesa il calciatore Adriano è senz'altro il fatto più odioso tra quelli qui trattati". Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano per spiegare i motivi per cui il 10 dicembre condannarono Fabrizio Corona a 3 anni e 8 mesi per una serie di episodi di foto estorsione ai danni di vip del mondo dello sport e dello spettacolo.
"Corona ha cercato di sostenere di essere animato dalla volontà di fare un favore ad Adriano e all'Inter di cui è tifoso da sempre. Tale argomentazione non ha alcun fondamento. L'ingiusto profitto è come sempre in re ipsa, la prospettazione della diffusione di immagini facilmente manipolabili e presentabili come lesive della reputazione del soggetto ritratto è idonea a integrare la minaccia" scrivono i giudici.
Corona merita le attenuanti generiche
Nonostante la "volgarita'" manifestata da Fabrizio Corona nel corso del processo, ha meritato comunque le attenuanti generiche. "Questo Tribunale - si legge in sentenza - non è chiamato a giudicare le modalità, spesso volgari, con cui l'imputato si è espresso durante il giudizio, gli atteggiamenti esibizionistici, le intemperanze, l'uso del processo a scopi pubblicitari, ma ciò che in senso stretto fa parte della condotta processuale". E Corona, scrivono i giudici, "non si è sottratto al dibattimento, ha risposto a tutte le domande rivoltegli non solo dalla difesa, ma anche dal pm e dai giudici, fornendo si' una propria versione dei fatti ma anche molti dettagli che sono serviti a completare ogni singola vicenda".
Ritiro foto è pratica diffusa
La modalità del ritiro di immagini non è stata una "prerogativa" di Corona. "Il presente processo - si legge in sentenza - ha fatto conoscere, anche ai non addetti ai lavori, uno spaccato del mondo del gossip giornalistico e, in particolare, le modalità con cui personaggi noti vengono colti dai fotografi in momenti di vita quotidiana e il mercato successivo che tali fotografie hanno nelle agenzie fotografiche e nelle redazioni dei giornalisti e anche il diverso utilizzo che delle stesse si puo' fare, concludendo la loro compravendita non tra il fotografo o l'agenzia fotografica e la rivista, ma tra uno dei primi due e il fotografo. Questa seconda modalita' di utilizzo delle fotografie è emersa - sottolineano i giudici - se non come prassi diffusa almeno come fatto non insolito, non certo limitato all'agenzia del Corona e agli episodi in contestazione".

KARMINE P.- UFFICIALE GENERALE

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