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IL PETROLIO IN BASILICATA ?” UNA INFORMAZIONE DI QUALITA’
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IL PETROLIO IN BASILICATA ?” UNA INFORMAZIONE DI QUALITA’
IL PETROLIO IN BASILICATA ?” UNA INFORMAZIONE DI QUALITA’ PER ESALTARE LE VIRTU’ DEI LUCANI E RILANCIARE LA REGIONE SU SCENARI NAZIONALI
Nella centrale via Manzoni, nel cuore di Milano, mi è capitato recentemente di parlare della Basilicata, del petrolio e delle risorse di questa terra del Sud con persone che hanno a che fare con i problemi dello sviluppo e dell’economia. Non certo con gente qualunque. L’impatto con le informazioni in possesso dei miei interlocutori è stato abbastanza sorprendente. Nessuno sapeva dei giacimenti di greggio in terra lucana e qualcuno (cosa che accade non di rado) faceva finanche confusione tra Basilicata e Lucania, quasi fossero due aree diverse e con destini diversi.
Che la Basilicata fosse il più grande giacimento di petrolio in terra ferma non è assolutamente noto. Incredibile, eppure siamo a Milano: si vede che Cristo è ancora fermo a Eboli! Ho pensato. “Del vostro petrolio non si parla in televisione” è stato il commento successivo, piuttosto disarmante.
Se per “parlare in televisione del petrolio della Basilicata” s’intende che non se ne occupano, non dico tutti i giorni, TG1, TG2 o TG3, forse gli occasionali interlocutori non hanno poi torto. Certo, nessuno pretende che i telegiornali della RAI riescano a far comprendere che Basilicata e Lucania sono la stessa cosa. Ma che l’informazione diretta al Paese non trascuri questa piccola e non insignificante terra del Mezzogiorno sembra quanto meno legittimo auspicarlo. E forse pretenderlo finanche.
La storia dell’informazione che dalla Basilicata si dirige verso il resto del mondo non è una questione recente. Il terremoto del 23 novembre ‘80 sembrava avere colmato autorevolmente lacune antiche, fornendo al Paese spesso in tempo reale notizie e dati che in fondo servirono a dare la dimensione dell’accaduto e a far sapere al Nord dell’esistenza di questa regione, molto remota e molto dimenticata, purtroppo. Quasi per sua stessa vocazione! Ma dal terremoto dell’80 sono trascorsi tre decenni, durante i quali l’immaginario collettivo nazionale (quello di via Manzoni, a Milano, per intenderci) ha finito prevalentemente per orientare la sua attenzione su Potenza come sede del processo al fotografo Corona. E su ben poche altre cose, se si escludono le visite di Papi, capi di Stato e di Governo rese per fortuna alla Basilicata.
Se vivere nel cantuccio non è il massimo, per questa terra, allora ci si chiede quali sono oggi i compiti del servizio pubblico radiotelevisivo, a fronte di una domanda di informazione qualificata e incalzante. Ecco il problema di fondo, che si pone nel momento in cui la redazione RAI di Potenza richiama su di sé inevitabilmente un interesse di carattere nazionale, per di più con il cambio della guardia al vertice. A Renato Cantore succede infatti Oreste Lo Pomo.
La necessità di un rilievo nazionale per i lucani non è un’opzione. Tutt’altro. E’ un’esigenza vera per sottolineare adeguatamente i meriti di una regione che, oltretutto, partecipa alla bolletta energetica nazionale con una quota del dieci per cento. E non solo. Una regione ricca di cervelli dove esiste, ad esempio, la più interessante struttura italiana per la tutela della biodiversità che corrisponde al nome di Codra Mediterranea, capace di ricerche e studi di altissimo livello.
Mi domando: possibile che si debbano attendere eventi disastrosi per essere alla ribalta della cronaca nazionale? La ricchezza delle rubriche, delle trasmissioni, dei programmi della RAI è tale da consentire spazi e riflessioni adeguati alla posta in gioco. Di questo si è parlato sul finire dell’anno in un convegno con il collega lucano Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio RAI.
Tra le trasmissioni più note c’è Ambiente Italia. Esistono poi varie possibilità in una programmazione televisiva e radiofonica di assoluta ricchezza e di ottimo livello. Allora perché non utilizzarle? La Basilicata è profondamente cambiata rispetto all’immagine di una terra che avanza soltanto a dorso d’asino giacchè non sa scegliere altro mezzo di locomozione… Ecco perchè necessita di una ribalta diversa.
Nella centrale via Manzoni, nel cuore di Milano, mi è capitato recentemente di parlare della Basilicata, del petrolio e delle risorse di questa terra del Sud con persone che hanno a che fare con i problemi dello sviluppo e dell’economia. Non certo con gente qualunque. L’impatto con le informazioni in possesso dei miei interlocutori è stato abbastanza sorprendente. Nessuno sapeva dei giacimenti di greggio in terra lucana e qualcuno (cosa che accade non di rado) faceva finanche confusione tra Basilicata e Lucania, quasi fossero due aree diverse e con destini diversi.
Che la Basilicata fosse il più grande giacimento di petrolio in terra ferma non è assolutamente noto. Incredibile, eppure siamo a Milano: si vede che Cristo è ancora fermo a Eboli! Ho pensato. “Del vostro petrolio non si parla in televisione” è stato il commento successivo, piuttosto disarmante.
Se per “parlare in televisione del petrolio della Basilicata” s’intende che non se ne occupano, non dico tutti i giorni, TG1, TG2 o TG3, forse gli occasionali interlocutori non hanno poi torto. Certo, nessuno pretende che i telegiornali della RAI riescano a far comprendere che Basilicata e Lucania sono la stessa cosa. Ma che l’informazione diretta al Paese non trascuri questa piccola e non insignificante terra del Mezzogiorno sembra quanto meno legittimo auspicarlo. E forse pretenderlo finanche.
La storia dell’informazione che dalla Basilicata si dirige verso il resto del mondo non è una questione recente. Il terremoto del 23 novembre ‘80 sembrava avere colmato autorevolmente lacune antiche, fornendo al Paese spesso in tempo reale notizie e dati che in fondo servirono a dare la dimensione dell’accaduto e a far sapere al Nord dell’esistenza di questa regione, molto remota e molto dimenticata, purtroppo. Quasi per sua stessa vocazione! Ma dal terremoto dell’80 sono trascorsi tre decenni, durante i quali l’immaginario collettivo nazionale (quello di via Manzoni, a Milano, per intenderci) ha finito prevalentemente per orientare la sua attenzione su Potenza come sede del processo al fotografo Corona. E su ben poche altre cose, se si escludono le visite di Papi, capi di Stato e di Governo rese per fortuna alla Basilicata.
Se vivere nel cantuccio non è il massimo, per questa terra, allora ci si chiede quali sono oggi i compiti del servizio pubblico radiotelevisivo, a fronte di una domanda di informazione qualificata e incalzante. Ecco il problema di fondo, che si pone nel momento in cui la redazione RAI di Potenza richiama su di sé inevitabilmente un interesse di carattere nazionale, per di più con il cambio della guardia al vertice. A Renato Cantore succede infatti Oreste Lo Pomo.
La necessità di un rilievo nazionale per i lucani non è un’opzione. Tutt’altro. E’ un’esigenza vera per sottolineare adeguatamente i meriti di una regione che, oltretutto, partecipa alla bolletta energetica nazionale con una quota del dieci per cento. E non solo. Una regione ricca di cervelli dove esiste, ad esempio, la più interessante struttura italiana per la tutela della biodiversità che corrisponde al nome di Codra Mediterranea, capace di ricerche e studi di altissimo livello.
Mi domando: possibile che si debbano attendere eventi disastrosi per essere alla ribalta della cronaca nazionale? La ricchezza delle rubriche, delle trasmissioni, dei programmi della RAI è tale da consentire spazi e riflessioni adeguati alla posta in gioco. Di questo si è parlato sul finire dell’anno in un convegno con il collega lucano Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio RAI.
Tra le trasmissioni più note c’è Ambiente Italia. Esistono poi varie possibilità in una programmazione televisiva e radiofonica di assoluta ricchezza e di ottimo livello. Allora perché non utilizzarle? La Basilicata è profondamente cambiata rispetto all’immagine di una terra che avanza soltanto a dorso d’asino giacchè non sa scegliere altro mezzo di locomozione… Ecco perchè necessita di una ribalta diversa.

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