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Il vertice di Copenaghen: l'ombra del Climagate?
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Il vertice di Copenaghen: l'ombra del Climagate?
Il nulla di fatto (a cura di Arthur McPaul)
Dopo lunghe giornate di discussioni tra i paesi dell'Onu, la notte del 18 dicembre 2009, si è concluso il tanto atteso e discusso vertice di Copenhagen. Barack Obama, dopo l'incontro straordinario con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Manmohan Singh, il presidente del Brasile Inacio Lula da Silva e il presidente sudafricano Jacob Zuma ha detto: «Storico accordo con Cina, India, Brasile e Sudafrica».
Ma ha poi aggiunto: «Non è sufficiente per combattere il cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo. Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti dell'accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è una base sulla quale costruire ulteriori progressi.
Il presidente francese Nicoals Sarzoky sembra essere invece più realista sul reale accordo: «La mancanza di numeri sui gas serra è un fallimento. Questo vertice ha dimostrato il limiti del sistema Onu, pari a quelli di una bolla di sapone». e sulla stessa linea anche un portavoce dell'Ue ammette: «È molto meno di quanto speravamo, ma un accordo è meglio di nessun accordo e mantiene vive le nostre speranze».
Ancora più acide nei commenti le associazioni degli ambientalisti che parlano di un fallimento totale, in particolare Greenpeace che lo definisce un fiasco totale.
Ad essere soddisfatti solo i cinesi che sono contenti dell'accordo raggiunto.
In effetti, nonostante i toni buonisti di Obama, non si è raggiunto alcun accordo sui gas serra, ma si è stabilita soltanto una cifra comune di 100 miliardi di dollari entro il 2020, da investire per i paesi in via di sviluppo per l'adattamento alle tecnologie di risparmio e antinquinamento.
A far saltare le trattative è stata soprattutto la Cina che non si è trovata in accordo con la proposta di riduzione delle emissioni di CO2.
Per i Paesi in via di sviluppo sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012 e gli Stati Uniti hanno promesso di contribuire con 3,6 miliardi, mentre l'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo che raggiungerà i 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020.
Non ci è dato sapere se i leader partecipanti alla conferenza fossero tutti a conoscenza dello scandalo Climategate, ma sicuramente è lecito pensare che in qualche modo, abbia influito sulle trattative.
Ricordiamo che lo scandalo scoppiato un mese fa circa, riguardava le e-mail e i documenti del CRU (climate Research Unit), l'ente inglese che rappresenta uno dei massimo centri sostenitori dell Antropic Global Warming (AGW riscaldamento del globo dovuto all’uomo).
Da questa fuoriuscita di dati, era emerso che molti studi sull'aumento della temperatura erano stati aggiustati volutamente al rialzo per sostenere e pompare l'aumento delle temperature globali causate dall'uomo.
Sembra che una serie di reazione a catena, da esso scatenata, abbia modificato il corso degli eventi:
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Ancora sul ClimateGate (a cura di Daniele G.)
Una maggiore e accurata analisi dei file rubati dalla operazione di Hackeraggio ai danni della CRU (Climate Research Unit) e per la maggior parte pubblicata su svariati siti web che si occupano del caso Global Warming, danno la conferma che è tutto autentico e che il caso è reale. Lo scandalo è molto più grave di quanto si pensava, le oltre mille Mail hanno rivelato un occultamento dei dati sul clima Terrestre a partire già dagli anni novanta, che il fenomeno sia ancora più antecedente a questi anni, lo si può solo immaginare dalle parole recenti degli stessi Scienziati coinvolti. La Mail che ha fatto più scandalo finora è quella scritta da Phil Jones ( Direttore della CRU), agli autori del diagramma “Mazza da Hockey” Michael Mann, Raymond Bradley e Malcolm Hughes.
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Dopo lunghe giornate di discussioni tra i paesi dell'Onu, la notte del 18 dicembre 2009, si è concluso il tanto atteso e discusso vertice di Copenhagen. Barack Obama, dopo l'incontro straordinario con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Manmohan Singh, il presidente del Brasile Inacio Lula da Silva e il presidente sudafricano Jacob Zuma ha detto: «Storico accordo con Cina, India, Brasile e Sudafrica».
Ma ha poi aggiunto: «Non è sufficiente per combattere il cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo. Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti dell'accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è una base sulla quale costruire ulteriori progressi.
Il presidente francese Nicoals Sarzoky sembra essere invece più realista sul reale accordo: «La mancanza di numeri sui gas serra è un fallimento. Questo vertice ha dimostrato il limiti del sistema Onu, pari a quelli di una bolla di sapone». e sulla stessa linea anche un portavoce dell'Ue ammette: «È molto meno di quanto speravamo, ma un accordo è meglio di nessun accordo e mantiene vive le nostre speranze».
Ancora più acide nei commenti le associazioni degli ambientalisti che parlano di un fallimento totale, in particolare Greenpeace che lo definisce un fiasco totale.
Ad essere soddisfatti solo i cinesi che sono contenti dell'accordo raggiunto.
In effetti, nonostante i toni buonisti di Obama, non si è raggiunto alcun accordo sui gas serra, ma si è stabilita soltanto una cifra comune di 100 miliardi di dollari entro il 2020, da investire per i paesi in via di sviluppo per l'adattamento alle tecnologie di risparmio e antinquinamento.
A far saltare le trattative è stata soprattutto la Cina che non si è trovata in accordo con la proposta di riduzione delle emissioni di CO2.
Per i Paesi in via di sviluppo sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012 e gli Stati Uniti hanno promesso di contribuire con 3,6 miliardi, mentre l'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo che raggiungerà i 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020.
Non ci è dato sapere se i leader partecipanti alla conferenza fossero tutti a conoscenza dello scandalo Climategate, ma sicuramente è lecito pensare che in qualche modo, abbia influito sulle trattative.
Ricordiamo che lo scandalo scoppiato un mese fa circa, riguardava le e-mail e i documenti del CRU (climate Research Unit), l'ente inglese che rappresenta uno dei massimo centri sostenitori dell Antropic Global Warming (AGW riscaldamento del globo dovuto all’uomo).
Da questa fuoriuscita di dati, era emerso che molti studi sull'aumento della temperatura erano stati aggiustati volutamente al rialzo per sostenere e pompare l'aumento delle temperature globali causate dall'uomo.
Sembra che una serie di reazione a catena, da esso scatenata, abbia modificato il corso degli eventi:
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Una maggiore e accurata analisi dei file rubati dalla operazione di Hackeraggio ai danni della CRU (Climate Research Unit) e per la maggior parte pubblicata su svariati siti web che si occupano del caso Global Warming, danno la conferma che è tutto autentico e che il caso è reale. Lo scandalo è molto più grave di quanto si pensava, le oltre mille Mail hanno rivelato un occultamento dei dati sul clima Terrestre a partire già dagli anni novanta, che il fenomeno sia ancora più antecedente a questi anni, lo si può solo immaginare dalle parole recenti degli stessi Scienziati coinvolti. La Mail che ha fatto più scandalo finora è quella scritta da Phil Jones ( Direttore della CRU), agli autori del diagramma “Mazza da Hockey” Michael Mann, Raymond Bradley e Malcolm Hughes.
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